In merito alla sentenza di Strasburgo

La Corte europea di Strasburgo che si fregia di tutelare i diritti dell’uomo ha ordinato di togliere i crocifissi dalle aule scolastiche: «La presenza dei crocefissi nelle aule scolastiche costituisce una violazione del diritto dei genitori a educare i figli secondo le loro convinzioni e una violazione alla libertà di religione degli alunni». E ancora: «La Corte non è in grado di comprendere come l’esposizione, nelle classi delle scuole statali, di un simbolo che può essere ragionevolmente associato con il cattolicesimo, possa servire al pluralismo educativo che è essenziale per la conservazione di una società democratica così come è stata concepita dalla Convenzione europea dei diritti umani, un pluralismo che è riconosciuto dalla Corte costituzionale italiana».

E’ curioso, oltre che contraddittorio, il fatto che la Corte per i diritti dell’uomo voglia negare il segno di quella tradizione da cui sono nati proprio quei diritti che intende tutelare! Quella tradizione, cioè, senza di cui l’idea stessa di certi diritti non sarebbe entrata nella coscienza dei popoli europei.

E la contraddizione arriva al paradosso, se si pensa che è proprio da quella tradizione cristiana che è nata l’idea stessa di “laico”. In realtà, ciò che si cela dietro la presunta battaglia per la laicità è il tentativo di imporre una irreligiosità e un laicismo estremista. L’esclusione di Dio dalla vita. E basta. In nome di che? Del vuoto. E del nulla.

Se togliessimo il crocifisso dalle scuole, in quanto luoghi pubblici, dovremmo togliere tutte le croci e le magnifiche opere sacre che sono presenti nelle nostre strade e nelle nostre piazze, il che sarebbe senza dubbio assurdo!

D’altro lato, mi limito a richiamare il fatto che la Costituzione italiana valorizza, invece, il ruolo della religione e delle singole Confessioni religiose, come dimostrano gli articoli 7, 8, 19 e 20.

Ma forse dobbiamo piegarci al più “illuminato” diritto elaborato dalle nobili menti di Strasburgo.

Così, ancora una volta si svela l’odio di sé che l’Occidente (o meglio, una parte di esso…in America non è così!) nutre verso se stesso: il ripudio della propria storia, delle sue radici.

La sentenza arriva nello stesso giorno in cui, di fatto, nasce la nuova Unione europea, con l’ultima firma sotto il Trattato di Lisbona. Coincidenza, certo: la Corte non è emanazione diretta dell’Unione. Ma coincidenza infelice. Su queste basi, l’Europa non può fare molta strada.

Un albero che non si alimenti nelle sue radici è destinato a seccarsi e le prime fronde a seccarsi sono le nuove generazioni che non hanno più punti di riferimento.

Per questo, dietro questa vicenda, si gioca ancora una volta una partita educativa: in gioco c’è la libertà. Di fronte a quel fatto –quella croce- occorre prendere posizione.

Il crocifisso è il richiamo a una proposta che nasce dalla storia e dall’identità di un popolo, una proposta con cui ci si può confrontare. Un simbolo che non esclude, ma che abbraccia tutto l’umano.

Il problema del tempo in Sant’Agostino

Quadro sinottico dell’Europa (1850-90)

PER UNA ŰBERWINDUNG DELLA EMERGENZA EDUCATIVA

A furia di parlare di crisi educativa si sviluppa una ideologia della crisi che è peggiore della crisi che si vuole denunciare e che si desidera oltrepassare. Si sviluppa, in altre parole, in stretta analogia a quello che accade nell’ambito della storia (e in quello che Nietzsche chiama, la saturazione di storia), una distruzione delle forze vitali. Se l’eccesso di storia porta in sé qualcosa di inautentico e morboso con il rischio di alimentare una industria della memoria che sostituisca la storia e generi compiacimento e autoindulgenza collettive (vedi Charles Maier, Un eccesso di memoria?, e anche Todorov, Memoria del male, tentazione del bene), nel campo educativo, si insinua un’ideologia dell’emergenza che, lentamente e in modo impercettibile pervade ogni livello, dallo spazio pubblico alle sfere più intime e private, fino a costituire, in ognuno di noi, il modo di pensarsi come persona.

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Ricomincia l’avventura della conoscenza

Ricomincia un nuovo anno scolastico e un nuovo anno sociale. Dopo le cose viste e udite al Meeting di Rimini: “la conoscenza è sempre un avvenimento”, quale viatico migliore, nella sua icasticità, di questo brano di Camus, capace di evocare quel milieu e quell’atmosfera esclusivi di un’arte dell’insegnamento desiderabile per tutti?

“No, la scuola non offriva soltanto un’evasione dalla vita in famiglia. Almeno nella classe del signor Bernard, appagava una sete ancora più essenziale per il ragazzo che per l’adulto, la sete della scoperta. Certo, anche nelle altre classi si insegnavano molte cose, ma un pò come s’ingozzavano le oche. Si presentava un cibo preconfezionato e s’invitavano i ragazzi a inghiottirlo. Nella classe del signor Germain, per la prima volta in vita loro, sentivano invece di esistere e di essere oggetto della più alta considerazione: li si giudicava degni di scoprire il mondo”. Albert Camus, Il primo uomo.

La Restaurazione

Presentazione ppt

Antologia kierkegaardiana

Le pagine numerate vanno stampate fronte-retro: 1 con 2; 3 con 4; 5 con 6.

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Il Giudizio Universale

Il Giudizio universale di Michelangelo fra teologia, storia e filosofia.

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Video

La quaestio.

A scopo esemplificativo viene allegata in questo post la Questione 2 della Prima parte della Summa Theologiae di Tommaso d’Aquino, in vista del lavoro di scrittura creativa previsto per la classe IV C.

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Viva Voltaire, viva la tolleranza!(?)

In tutti i manuali scolastici l’illuminismo viene presentato più o meno in questi termini:

Per Illuminismo s’intende quel vasto movimento culturale, sviluppatosi nel ‘700, che predica l’assoluta fiducia nella ragione, in grado di illuminare le menti, contro le superstizioni e i pregiudizi delle religioni, della tradizione e di tutti quegli elementi sociali e culturali che limitano la libertà dell’uomo. Dunque dal terreno fertile del Rinascimento e dell’Umanesimo nasce una nuova filosofia e un nuovo modo di accostarsi al mondo destinato a cambiare radicalmente i destini della civiltà occidentale.

E chi sono i grandi protagonisti? Rousseau, Diderot, Montesquieu, d’Holbach, La Mettrie, D’Alembert. Ma soprattutto LUI, IL GRANDE TEORICO DELLA TOLLERANZA: VOLTAIRE colui che darebbe la vita per affermare l’altro…

Leggete, se avete voglia, qualche paginetta che qui allego, tratta da Léon Poliakov, in Storia dell’antisemitismo (Ed. La Nuova Italia, vol. III, pp. 109 e seguenti).

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